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OMINIDI - Origine ed Evoluzione della Specie Umana 
                                                                                                                                                                                                                                     
Cosa ci rende umani? Cosa ci dà la capacità di riflettere sul passato e di valutare il futuro?
Chi siamo e da dove veniamo costituiscono le basi di una storia fantastica, che abbraccia oltre quattro milioni di anni.Nel 1871, il naturalista Charles Darwin, i cui studi e riflessioni non potevano contare o trovare supporto in testimonianze fossili o nelle più moderne ricerche genetiche, ipotizzò che l’essere umano e le scimmie africane discendessero da un antenato comune.
Oggi, grazie a numerosi studi di anatomia e di biologia molecolare, sappiamo che i nostri parenti più stretti ancor oggi esistenti sono gli scimpanzè africani. Incredibilmente, le nostre due specie condividono circa il 98% dei geni; Questo però non significa che l’essere umano è un’evoluzione dello scimpanzé, né tanto meno che lo scimpanzé un giorno si evolverà in un essere umano. Piuttosto, indica l’esistenza di un antenato comune, vissuto milioni di anni fa.
Tornando indietro nel tempo, i nostri antenati tendono ad assomigliare sempre meno a noi umani e sempre più alle scimmie. Le testimonianze fossili forniscono importanti indicazioni in merito a “dove veniamo”. Otto milioni di anni fa, in un periodo noto come il Miocene, la maggior parte del continente era coperto di foreste lussureggianti, in cui vivevano e prosperavano gruppi molto eterogenei di primati. Il processo di adattamento evolutivo della loro struttura anatomica, come il pollice opponibile, la mobilità delle articolazioni e lo sviluppo delle spalle e delle braccia, garantì loro il successo riproduttivo e la sopravvivenza nell’ambiente arboreo. 
Tuttavia a partire da sei milioni di anni fa, i cambiamenti climatici resero il pianeta un ambiente sempre più secco e freddo. Le foreste africane, dimora dei primati, iniziarono a diradarsi, lasciando gradualmente spazio ad ampi pascoli aperti. Nonostante la maggior parte delle specie si estinse, nel corso del tempo un piccolo gruppo di primati riuscì ad adattarsi al nuovo ambiente.
 La specie che sopravvisse era l’antenato comune delle scimmie africane e dell’essere umano.                                                                                                                    

   La documentazione paleontologica sta alla base delle ricostruzioni del nostro passato, ma i fossili ( vedi HUMAN Fossil link esterno) sono molto frammentari perchè sia i nostri antenati delle foreste che quelli della savana vivevano in ambienti poco favorevoli alla fossilizzazione. Le origini più remote dell'uomo si possono rintracciare già 20 milioni di anni fa, dove,sugli alberi, viveva il Purgatoriusche somigliava ad un piccolo ratto e si nutriva di vegetali. Era uno di quei piccoli mammiferi che probabilmente sta alla base della linea evolutiva che porterà ai primati e quindi all'uomo .                          

                                                                        crani di ominidi

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Ad un certo punto, nell'evoluzione compare la tendenza al bipedismo, caratteristica destinata ad evolversi e che ha implicato una serie di importanti modificazioni nello scheletro e nella fisiologia. Una evoluzione così complessa ha portato agli ominidi ed è avvenuta in un intervallo di tempo compreso tra 7 e 5 milioni di anni fa, periodo per il quale la documentazione paleontologica ha moltissime lacune. Questa evoluzione decisamente orientata non può essere casuale, ma guidata dalla selezione naturale.

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 Le cause per questa spinta evolutiva non sono ben chiare, ma certamente hanno portato vantaggi immediati, altrimenti il bipedismo non sarebbe stato selezionato. La spinta verso il bipedismo, qualunque sia stato il suo motore, ha portato a ominidi che camminavano in posizione eretta, sorretti da un piede molto simile al nostro, anche se alti 1,20-1,40 m. E 4,4 milioni di anni fa in Africa e in particolare ad est della Rift Valley vivevano diverse specie di Australopitheci   (afarensis, africanus, robustus).

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Rift Valley link esterno

Le impronte fossili rinvenute a Laetoli (v.link) appartengono a due Australopitechi che hanno attraversato la regione 3,5 milioni di anni fa lasciando le loro impronte nel fango.

laetoli

Tre milioni e mezzo di anni fa, all’inizio della stagione delle piogge in quella che è ora Tanzania, un vulcano, oggi conosciuto come Saddaman, eruttò, ricoprendo tutte le terre circostanti con una cenere così fine e arenosa da sembrare sabbia del mare. E poi piovve.La cenere umida del Saddaman divenne una sorta di cemento naturale, nel quale si impressero le orme delle diverse specie animali che finirono per camminarvi sopra: scimmie, rinoceronti, giraffe e ancora più incredibile, ominidi. 

Nella cenere, infatti, è rimasta traccia del passaggio di una coppia di nostri antenati, probabilmente della stessa specie di Lucy.  Portate alla luce nel 1978 da Mary Leakey e dalla sua squadra, le impronte di Laetoli sono la testimonianza unica e straordinaria di uno dei tratti distintivi dell’essere umano: il bipedismo. La postura eretta necessita di un insieme specifico di caratteri fisici e anatomici, uno di queste ovviamente è il piede. 

Mentre nello scimpanzé, l’alluce è divergente, in quanto svolge le stesse funzioni prensili del pollice, nell’essere umano l’alluce è allineato con le altre dita e aiuta a stabilizzare l’equilibrio durante il movimento. Questo particolare è chiaramente visibile nelle impronte di Laetoli. Per comprendere meglio le origini della postura eretta, bisogna esplorare ancora più .

Quelle impronte così "umane" appartengono a pieno titolo a QUESTI due ominidi: inizia il cammino degli Australopitechi verso il genere Homo. I caratteri comuni a tutti gli Australopitechi sono il bipedismo, un cervello piccolo (400-550 cc), una faccia scimmiesca fortemente prognata, arcate sopracciliari sporgenti, dentatura arcaica con uno smalto molto forte. Questi ominidi avevano una dieta vegetariana e presentavano un forte divario di taglia tra maschi, più alti e robusti, e femmine, più delicate. (v.foto sotto: Lucy)

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Il primo rappresentante del genere Homo, Homo habilis, compare 2,2 milioni di anni fa e probabilmente durante le sue battute di caccia incontrava gli australopiteci. Questo "prototipo" di uomo aveva un cervello di 600-800 cc, una testa tondeggiante e in posizione più diritta sul collo, un mento accennato, e una statura intorno a 140 cm. 

La carne entrava nella sua dieta anche perchè, grazie alla sua intelligenza, Homo habilis poteva organizzarsi per la caccia in gruppo e per l'individuazione delle carcasse, cominciando anche a costruire i primi strumenti di pietra scheggiata.La documentazione paleontologica ha un buco di 2 milioni di anni e quindi non è possibile comprendere la parentela tra Homo habilis e il suo successore Homo Ergaster e homo Erectus, comparso intorno a 1,6 milioni di anni fa e distribuitosi dall'Africa in Europa e in Asia. 

La statura era intorno a 160 cm , il volume cerebrale variava da 800 a 1225 cc. L'aspetto era più "umano" nonostante il viso avesse una forte muscolatura masticatoria,un'arcata sopracciliare possente, una fronte sfuggente e un largo collo. Già 400 mila anni fa Homo erectus diviene capace di utilizzare il fuoco e in seguito di riprodurlo, di organizzarsi in gruppi per le battute di caccia e di avere una discreta "vita sociale".

La strada è ormai fatta e Homo di Neanderthal fa la sua comparsa: era alto 1,55-1,65 m e di corporatura robusta. la muscolatura molto potente, gambe e avambracci piuttosto corti, la testa larga e piatta molto larga dietro le orecchie, l' arcata sopracciliare prominente ma non più lineare, la fronte sfuggente, il viso prognato e il volume cerebrale intorno ai 1500 cc caratterizzavano questo "uomo delle caverne".

 Il Neanderthal doveva proteggersi dal freddo delle glaciazioni e inventò aghi di osso con i quali cucire le pelli e strumenti di selce elaborati. Era un abile cacciatore, ma integrava la sua dieta con frutti energetici. La struttura sociale era abbastanza complessa, probabilmente molto aiutata dallo sviluppo del linguaggio, e si prestava assistenza a anziani ed handicappati.

 Il Neanderthal probabilmente si interrogava sulla morte e seppelliva i morti in posizione rannicchiata.Il gusto per il bello si manifestava attraverso la raccolta di minerali, conchiglie e oncrezioni, e alla costruzione di primi rudimentali monili.I Neanderthaliani scomparvero 35 mila anni fa, forse perchè si andava diffondendo sempre di più Homo Sapiens sapiens, culturalmete più avanzato.

albero

abstract:

In 1974, a team of paleoanthropologists, under the direction of an American, Donald Johanson, found an even more ancient species of australopithecine at the Hadar site in the Afar Desert region of Northern Ethiopia. It was a 40% complete skeleton of an adult female who they named Lucy. She had been only 3 feet 3 inches (1 m.) tall with a slender body weighing only about 60 pounds (27 kg.). She lived 3.2-3.18 million years ago. Johanson concluded that Lucy was from a different species than had been previously discovered.  He classified her as an Australopithecus afarensis (named for the Afar region). Many other specimens of this species and later ones were found in Ethiopia since 1974, but none is as complete as Lucy.About 30 miles south of Olduvai Gorge in Northern Tanzania is the Laetoli site. It was investigated in the late 1930's by Louis and Mary Leakey, but no fossil hominins were found at that time. Mary Leakey returned to Laetoli with Tim White, an American paleoanthropologist in 1978. They found bones of what were likely Australopithecus afarensis dating in the range 3.7-3.5 million years ago. They also found 59 footprints of bipedal hominins (presumably afarensis) in a now hardened volcanic ash layer. These individuals walked in two close parallel tracks across volcanic dust at least 3.5 million years ago. The footprints look almost like those of modern humans. They are narrow with an arch, and they clearly show that the big toe was in line with the others. These are all traits of humans but not of apes. A phylogenetic tree is a graphical means to depict the evolutionary relationships of a group of organisms. The phylogenetic tree below shows one reconstruction of the relationships among early human species, as we best know them today. It is a clickable image map. To go to a species page, click on the bar below the species name, or you can choose from the text links below. The question marks in red signify debated phylogenetic (ancestor/descendent) relationships of early humans.  At each page you can learn about the species you chose. Follow further links to any of the fossil specimens shown to learn more about specific finds.

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